Apertura di credito in conto corrente

L'apertura di credito in conto corrente è una formula di contratto disciplinato dal Codice Civile italiano. Secondo gli articoli 1842 e seguenti, infatti si definisce apertura di credito bancario quel contratto mediante il quale la banca è obbligata a rendere disponibile del titolare del conto, una somma di denaro per un tempo, che può essere definito o indeterminato.

All'articolo 1843 dello stesso Codice Civile si sottolinea che il titolare del conto corrente può disporre del denaro che la banca rende disponibile secondo le sue necessità, effettuando prelievi unici oppure ripartiti, per poi ripristinare quanto speso mediante versamenti successivi. I prelievi devono essere eseguiti presso la sede dell'istituto che ha accordato l'apertura di credito in conto corrente, a meno che non vi siano delle postille che consentano il contrario.

Secondo l'articolo 1844 del Codice Civile la banca può scegliere di farsi garantire il credito disponibile mediante garanzie reali o personali, le quali son si possono dire estinte sino a quando non viene cessato il rapporto. Le garanzie smettono di essere tali, quindi, solo alla chiusura del conto con apertura di credito. Se l'istituto di credito ritiene le garanzie insufficienti può richiedere ulteriori garanzie o ridurre il credito in proporzione alle garanzie fornite.

La banca non può recedere dal contratto se non per giusta causa e nel momento in cui si verifica un recesso, il titolare del conto non può più accedere al credito ed ha un termine di 15 giorni per restituire le somme dovute, comprese le spese accessorie.

Per i sottoscrittori di un'apertura di credito a tempo indeterminato su un conto corrente la recessione del contratto può avvenire mediante un preavviso, che spesso è quantificato all'interno del contratto stipulato. Se non prevista all'interno del contratto, la rescissione avviene entro i quindici giorni dalla ricezione della richiesta di rescissione.